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Parole, parole, soltanto parole...parole tra Noi

Aggiornato il: mag 22

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Pochi sconoscono quello che a detta di critica, ma soprattutto di pubblico, rappresenta uno degli indimenticabili successi della grande Mina che duettava con il grande Alberto Lupo.


Un testo che ammiccava ad una storia d'amore, ma più in generale a tutte le relazioni basate sulle promesse. Una infinita serie di promesse, non seguite poi dai fatti.


In un rapporto dove l'unica spiegazione che si scorge tra le righe della canzone è la natura umana, intrinsecamente fondata sulla incapacità di promuovere il vero cambiamento, che come in ogni atto di reale volontà esige un sacrificio, un impegno; preferendo in verità cullarsi, lasciarsi andare ad una collezione di ammiccanti promesse.


Più orientate a suscitare l'emozione del momento, che a lavorare su di una stabile e duratura relazione.


Queste stesse note sembrano echeggiare nelle nostre orecchie in questi giorni, richiamando la relazione tra Stato e cittadini/imprese.


Si attende, infatti, con trepidazione, la pubblicazione in Gazzetta del Decreto Rilancio, ex Decreto Aprile.

Questo Governo ci ha infatti abituati, soprattutto nel periodo emergenziale, a fare proclami e annunci prima di pubblicare i Decreti in programma, non senza continuare a elaborarli e modificarli anche successivamente alle dirette.

L’intenzione probabilmente è lodevole: si cerca infatti di comunicare con la popolazione per cercare di rassicurarla e fare percepire la propria vicinanza.

Ma, purtroppo, tra il dire e il fare c’è sempre il mare.




La Bozza circola ormai da settimane e pertanto ci sembra giusto dare un’occhiata anche a noi, con lo scetticismo di chi ha però chiaro che verba volant, scripta manent !

Pertanto ci limitiamo a riportare quanto risulta dalle bozze riservandoci di rettificare opportunamente al momento della pubblicazione in Gazzetta, se qualcosa dovesse essere modificato.


Anche questa volta secondo noi non si è riusciti a dare una compiuta organicità alla manovra, prediligendo una contribuzione a pioggia, principalmente orientata ad accontentare forse tutti; forse nessuno.


L’aumento del debito pubblico di 55 Miliardi di euro è infatti assorbito per oltre il 20% dalla Cassa Integrazione, cui sono state aggiunte altre cinque settimane per le sole aziende che abbiano interamente utilizzato tutte e nove le settimane precedentemente concesse.

Consumato anche questo periodo, se necessario, si potranno chiedere al massimo ulteriori quattro settimane di trattamento dal 1° settembre 2020 al 31 ottobre 2020.


Altri 15 Miliardi sono destinati alle imprese con Ristori e ricapitalizzazioni in differenti forme.


Per quanto riguarda le ricapitalizzazioni, l’Esecutivo ha ritenuto di intervenire - suscitando non poche perplessità - con operazioni di Equity sul Capitale Sociale; incentivando, fiscalmente, aumenti di capitale o ricapitalizzazioni legate alle perdite che inevitabilmente ci saranno.


Un altro strumento ancora è legato alla sottoscrizione di titoli di debito da parte di Invitalia verso società con fatturato tra 10 e 50 milioni di euro e meno di 250 dipendenti.


Per quanto riguarda i ristori, che verranno erogati dall’Agenzia delle Entrate, questi sono destinati ad imprese con fatturato inferiore a 5 milioni di euro e che hanno avuto un calo del fatturato di Aprile 2020 pari almeno ad 1/3 rispetto a quello del 2019.

Su questa differenza, infatti, si calcola l’ammontare dell’indennizzo che è pari al 20% su aziende con fatturato inferiore a € 400.000,00, al 15% tra 400.000 ed 1.000.000,00 e al 10 % fino a 5.000.000,00. Considerando il nostro tessuto produttivo, questo era probabilmente lo strumento più atteso e allo stesso tempo riteniamo quello che, alla fine, meno ha centrato l’obiettivo.


Lo strumento più atteso, perché con il DL Liquidità di Aprile è stato messo in campo un ausilio per recuperare liquidità a debito, fornendo una garanzia pari al 100% su fatturati inferiori a € 100.000,00 e via via riducendosi con l’aumento del fatturato.

Il settore bancario, del tutto insensibile alla situazione di emergenza, o probabilmente diffidente nei confronti dello Stato sulla possibilità di riscuotere la garanzia a prima richiesta, ha cominciato ad effettuare valutazioni sul merito creditizio su tutte le pratiche, di fatto rendendo privo di utilità lo strumento ed aumentando la frustrazione di chi ha subito la chiusura forzata.


Il Ristoro, inoltre, non ha centrato l’obiettivo - a nostro modesto parere - perché fornisce liquidità a fondo perduto in misura assolutamente insufficiente.



Basti pensare ad un esercizio di vendita al dettaglio di abbigliamento con un fatturato di € 50.000,00 sul mese di Aprile 2019 e ovviamente zero ad Aprile 2020. Se l’esercizio avesse avuto un fatturato annuo di € 600.000,00 nel 2019 gli toccherebbero appena € 7.500,00.


Vi sono altre iniziative quali il Credito d’imposta sugli affitti (questa volta gli affitti ad uso non abitativo e non solo con destinazione C 1), il bonus vacanze (fino a € 500,00 su ISEE fino a € 40.000,00), Credito d’imposta sui dispositivi per la sanificazione, slittamento versamenti fiscali di Marzo, Aprile e Maggio (tra cui l’INPS ha finalmente chiarito che rientrano anche i Contributi FISSI IVS del 18 Maggio per Artigiani e Commercianti) al 16 Settembre, pagamento Rottamazioni e Saldi e Stralci al 10 Dicembre, incentivi all’editoria (tra cui anche l’aumento del Credito d’Imposta per la pubblicità al 50%), conferma del Bonus di 600,00 euro per Aprile e 1.000,00 per Maggio a determinate condizioni e molto altro…


Si evidenzia che nel decreto si dà anche la possibilità di cedere parzialmente o integralmente i Crediti d’imposta relativi all’emergenza.


Probabilmente una delle disposizioni più interessanti riguarda la cancellazione per le imprese con fatturato inferiore a 250 milioni di euro del saldo 2019 e del I acconto 2020 dell’IRAP.

Un’imposta, questa, da sempre considerata ingiusta ed odiosa perché colpisce il valore aggiunto e di cui si invoca ad alta voce, da sempre, la sua abolizione.


Il Grande assente? L’Investimento…

Il Decreto non presenta, infatti, misure adatte a spronare ed incentivare gli investimenti, soprattutto i più interessanti, ovvero quelli destinati alla manifattura ed alla digitalizzazione delle filiere strategiche.


Degno di nota su questo fronte è l’ecobonus al 110% per le riqualificazioni di prime abitazioni e condomini. Tutti i lavori per avere diritto all'ecobonus 110% devono assicurare il miglioramento di almeno due classi energetiche dell'edificio.


Qualora esso non fosse possibile, il raggiungimento quantomeno di una classe più alta, da dimostrare tramite l'APE (attestato di prestazione energetica. Desta perplessità l’incremento oltre il 100% del bonus, se non altro perché crea distorsioni all’equilibrio di mercato tra domanda e offerta.



Complessivamente in questo nuovo decreto c’è un gran minestrone, molti ingredienti calati nel piatto con il fine di spegnere la fame. Ma senza una vera ricetta equilibrata alle spalle.



Morale? Nessuno alla fine si alzerà effettivamente sazio da tavola, e per la maggior parte degli assaggiatori il menù risulterà piuttosto salato, invitando a preparare una bottiglia di acqua per superare la notte.



(Dott. Salvatore Conte - Riproduzione riservata)

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